OMAN il nostro itinerario di 11 giorni
L’Oman, situato all’estremità sud-orientale della Penisola Arabica, sorprende per la straordinaria varietà dei suoi paesaggi: montagne aspre, deserti infiniti, oasi verdi, coste selvagge affacciate sull’Oceano Indiano e villaggi sospesi nel tempo. In poche ore di strada si passa dal mare al deserto, dalle alte montagne alle palme che crescono lungo i wadi.
Il clima è uno degli elementi che più influenzano il viaggio. Nei mesi più caldi, soprattutto d’estate, le temperature possono essere estreme, mentre da ottobre a marzo il Paese offre condizioni ideali per esplorarlo. Anche per questo gli omaniti si spostano spesso verso le montagne, come il Jabal Al Akhdar, alla ricerca di un po’ di refrigerio.
Uno degli aspetti che colpiscono di più è il rapporto con le persone. Gli omaniti sono gentili, riservati e profondamente rispettosi. Non invadono, non forzano il contatto, ma sono sempre pronti ad aiutare, a offrire indicazioni, un sorriso o una parola gentile.
L’ospitalità non è mai ostentata, ma autentica. Si percepisce nel modo in cui si viene accolti, nei piccoli gesti quotidiani, nell’attenzione verso il prossimo. È un Paese sicuro, dove ci si sente a proprio agio anche viaggiando in autonomia.
L’Oman ha scelto la strada della modernizzazione senza perdere la propria identità. Le città sono ordinate, le infrastrutture efficienti, ma l’architettura mantiene uno stile sobrio e coerente, senza eccessi. Le tradizioni sono vive e presenti nella quotidianità, nell’abbigliamento, nei mercati, nei villaggi, ma anche nella vita quotidiana delle città.
Gli uomini indossano con eleganza la dishdasha, la lunga tunica chiara, spesso accompagnata dal kuma o dal mussar. Le donne portano abiti tradizionali eleganti, abbinati all’abaya o al velo, con uno stile che unisce sobrietà e raffinatezza. Nonostante la modernità, l’abbigliamento occidentale è poco diffuso, una scelta identitaria, non imposta, che racconta un forte senso di appartenenza e di continuità culturale.
La cucina omanita è semplice, speziata e legata alla convivialità. Riso, carne, pesce, verdure, datteri e spezie sono alla base di molti piatti.
Abbiamo spesso mangiato in ristoranti frequentati da omaniti, soprattutto fuori dalle grandi città. Gli spazi erano organizzati secondo la tradizione locale, aree separate per uomini, donne o famiglie, delimitate da separé o tende. Il pasto viene consumato solitamente a terra, su grandi tappeti, in modo conviviale, in un’atmosfera che privilegia privacy e tranquillità.
Eppure, come stranieri, non ci siamo mai sentiti fuori posto. Al contrario, abbiamo trovato un’accoglienza attenta e intelligente, a noi erano riservate aree dedicate, con tavoli e sedute più consone alle nostre abitudini, senza forzature e senza imbarazzi. Un modo semplice per far convivere culture diverse nello stesso spazio, nel rispetto di tutti.
Non è un dettaglio scontato, soprattutto in un contesto mediorientale dove il rapporto tra tradizione, religione e apertura verso l’esterno può essere complesso. In Oman, invece, il rispetto è un valore condiviso, praticato e reciproco.
3 giorni a Muscat
Atterriamo a Muscat alle 7:00 del mattino, un orario ideale per iniziare il viaggio con calma. L’aeroporto è moderno, ordinato e le procedure sono rapide.
Prima di uscire acquistiamo una SIM locale, utile per navigazione, mappe e comunicazioni. Raggiungiamo poi l’hotel in taxi, senza pensare subito alla guida.
In hotel noleggiamo l’auto che useremo per i primi tre giorni. È una scelta pratica e conveniente, perché il costo è più basso rispetto al noleggio in aeroporto. Muscat non ha un centro compatto: i quartieri sono distribuiti lungo la costa e l’auto è il modo migliore per muoversi in autonomia.
Il quarto giorno torneremo in aeroporto per ritirare un 4×4, necessario per il tour on the road. Questo tipo di veicolo non era disponibile fin dall’inizio, per questo abbiamo scelto di organizzare il noleggio in due fasi.
Pernottamento: Muscat
Cosa vedere
Scegliamo un itinerario che mescola design contemporaneo e atmosfera storica, lasciando Muttrah alla sera, quando le luci si accendono e l’aria diventa più fresca.
La Royal Opera House di Muscat è un edificio imponente ed elegante, di quelli che non passano inosservati. Si tratta di un’opera importante, voluta e pensata come simbolo culturale di un Paese che ha scelto di puntare anche sull’arte e sulla musica.
È costruita in marmo e pietra chiara. Le simmetrie geometriche contribuiscono a trasmettere una sensazione di eleganza ed equilibrio.
L’intero complesso è tenuto in modo impeccabile. Gli spazi esterni sono ampi e curati, i giardini fanno parte integrante del progetto architettonico e i pavimenti lucidissimi riflettono le geometrie del palazzo, creando giochi di luce che cambiano durante la giornata.
La sera, con l’illuminazione cambia volto, archi, colonne e volumi vengono messi in risalto e la Royal Opera House diventa ancora più scenografica e suggestiva, una delle immagini più belle della Muscat moderna.
👉 Tour, orari e spettacoli: https://rohmuscat.org.om/en
🌴 Quartiere di Shati Al Qurum e Qurum Beach
Shati Al Qurum è una delle zone più verdi e turistiche di Muscat, ideale per un pranzo tranquillo e una passeggiata. Qui la città mostra il suo lato più quotidiano, con strade ampie, caffè e ritmi lenti.
La Qurum Beach è una lunga spiaggia urbana, perfetta per camminare, soprattutto nel tardo pomeriggio. Non è una spiaggia da cartolina, ma un luogo tranquillo, dove si passeggia lungo il mare e si osserva la vita locale.
🌊 Muttrah Corniche al tramonto
Nel tardo pomeriggio ci spostiamo a Muttrah: la Corniche è scenografica, con il porto, le montagne dietro e una luce incredibile.
🌄 Muscat Viewpoint, Muttrah Corniche e Souq
Nel tardo pomeriggio ci spostiamo verso il Muscat Viewpoint, dove ci fermiamo per il tramonto. Da qui si ha un’ottima vista sulla città e sul mare, ed è uno dei punti migliori per osservare Muscat dall’alto.
Dopo il tramonto scendiamo verso Muttrah. La Muttrah Corniche, illuminata, è una zona piacevole dove passeggiare tra il porto, le montagne e le luci serali. Ci fermiamo anche alla fontana, che la sera si anima con giochi di acqua, luci e musica, ripetuti più volte nel corso della serata.
🛍️ Muttrah Souq
Non è un souq grande e dispersivo come quelli marocchini. È più piccolo, raccolto, e si sviluppa come un reticolo di vicoli coperti.
Non è diviso in modo rigido, ma per zone tematiche, camminando si incontrano piccoli negozi che vendono soprattutto lo stesso tipo di prodotti, spesso raggruppati per area. Si passa così da botteghe di incenso e profumi, a spezie, gioielli, argenti, tessuti e souvenir.
I negozi sono piccoli, uno accanto all’altro, è un luogo facile da girare, ideale per curiosare senza fretta e senza l’aspettativa di perdersi per ore.
🕌 Grande Moschea del Sultano Qaboos
La Moschea si visita al mattino, sia per la luce che per il clima. Per i non musulmani l’accesso è consentito dal sabato al giovedì, tra le 8:00 e le 11:00, mentre il venerdì è chiusa ai visitatori.
L’ingresso è gratuito, si passa attraverso i controlli di sicurezza all’entrata, conviene arrivare presto, prima dell’arrivo dei pullman dei tour organizzati, per visitarla con più calma.
È richiesto un abbigliamento adeguato: spalle e gambe coperte per tutti, foulard per le donne.
La moschea è molto bella e armoniosa. Colpiscono le dimensioni, la luminosità e l’equilibrio degli spazi. Il marmo chiaro, i cortili ampi e le decorazioni sobrie creano un’atmosfera ordinata e silenziosa. È un luogo che si visita con piacere, senza fretta, prendendosi il tempo di osservare i dettagli e l’insieme.
🐢 Isole Daymaniyat
Nel pomeriggio ci spostiamo verso il Seeb Marina per raggiungere le isole Daymaniyat, una riserva naturale marina famosa per acque trasparenti, barriera corallina e tartarughe.
L’accesso alle isole avviene solo tramite tour organizzati. Al porto si trovano le barche dei vari operatori autorizzati, che gestiscono anche i permessi; i biglietti possono essere acquistati direttamente sul posto.
Le escursioni variano per orari e durata: alcune partono al mattino, altre durano l’intera giornata, altre ancora nel pomeriggio. È quindi importante scegliere il tour in base alla stagione e alle proprie preferenze.
In inverno, al mattino non fa particolarmente caldo e, nei tour pomeridiani, si rientra che è già buio e fà freddo. Durante la navigazione, soprattutto al ritorno, gli schizzi delle onde possono bagnare, quindi è consigliabile portare una giacca impermeabile o antivento.
La traversata dura circa 1,5 ore per tratta, variabile in base al punto di partenza e alle condizioni del mare.
Una volta arrivati, si alternano snorkeling, tempo libero e una passeggiata sulla spiaggia. L’attrezzatura per lo snorkeling (maschera, pinne e giubbotto salvagente) è fornita dall’organizzatore. Nella maggior parte dei tour è incluso anche uno spuntino a bordo.
Il mare è trasparente, l’acqua in inverno è un po’ fredda, ma la barriera è interessante e permette di nuotare con le tartarughe e osservare una bella varietà di pesci tropicali.
È importante utilizzare sempre un abbigliamento adeguato e rispettoso. Va inoltre considerato che, in caso di giornate ventose, l’attracco può essere più difficoltoso e il mare tende a rimanere mosso anche nelle zone riparate.
Per questa escursione, le condizioni meteo vanno valutate con attenzione.
Giorno 3
🐟 Mercato del pesce di Muttrah
La giornata inizia dal mercato del pesce di Muttrah. È un luogo autentico, frequentato soprattutto da locali, dove si osserva il pescato del giorno e il via vai mattutino.
🏰 Muttrah Fort
Dal mercato del pesce saliamo verso il Muttrah Fort. Da qui il panorama sul porto e sulla Corniche è davvero bello e aiuta a capire la posizione strategica di Muttrah, incastrata tra mare e montagne. Per evitare caldo e foschia meglio salire al mattino o al tramonto.
🛢️ Oil and Gas Exhibition Centre (PDO)
Prima di pranzo andiamo all’Oil and Gas Exhibition Centre, un museo che abbiamo trovato molto interessante. Non si limita a raccontare l’estrazione del petrolio, ma spiega anche i processi di raffinazione e distribuzione, aiutando a capire quanto questo settore sia stato centrale per lo sviluppo dell’Oman.
La parte più interessante è l’attenzione alla gestione delle risorse, all’uso consapevole dell’energia e alle fonti alternative. È un museo ben fatto, chiaro e accessibile anche a chi non ha competenze tecniche.
👑 Palazzo Al Alam e quartiere istituzionale (Old Muscat)
Da Muttrah ci spostiamo verso Old Muscat, fermandoci al Palazzo Al Alam, la residenza del Sultano. È una tappa soprattutto scenografica, perfetta per le foto: colori decisi, architettura istituzionale e le montagne che chiudono lo sfondo.
Da qui facciamo un giro ad anello nel quartiere istituzionale, un’area ordinata e silenziosa, molto diversa dal resto della città. Lungo il percorso si incontrano:
- il Corridor at Al Alam Palace che collega gli edifici istituzionali al Royal Palace
- la Palace Beach, una piccola spiaggia affacciata sulla baia
- il forte di Al Mirani, che domina l’ingresso del porto (visibile dall’esterno)
- l’Al Mathaeeb Gate e la Waljat Gate, antichi accessi alla città
- il Bait Al Zubair Museum e il Museo Nazionale dell’Oman
- vari ministeri ed edifici governativi, riconoscibili per l’architettura formale
È un giro che si percorre con calma, aiuta a capire il volto istituzionale di Muscat, lontana dal traffico e dalla vita quotidiana degli altri quartieri.
🌅 Bar Al Jissah Viewpoint e rientro
Nel tardo pomeriggio ci spostiamo verso il Bar Al Jissah Viewpoint, uno dei punti panoramici più belli sulla costa. La vista sul mare è ampia e molto suggestiva, soprattutto al tramonto.
Rientriamo poi lungo la Corniche, per un’ultima passeggiata serale, prima di tornare in hotel e restituire l’auto, chiudendo così i nostri primi giorni a Muscat.
4 giorno – inizio on the road
Pernottamento: Nizwa
Cosa vedere lungo il percorso
🏰 Nakhal Fort
La prima tappa è il Nakhal Fort, uno dei forti più scenografici della zona. Si trova su una roccia, circondato da palmeti e montagne, ed è un buon punto di partenza per entrare nell’atmosfera del viaggio.
La visita è breve ma interessante, soprattutto per la posizione e per il panorama sui dintorni.
Poco distante dal forte ci fermiamo anche ad Ain Thowarah, una sorgente di acqua termale immersa nel verde. L’acqua scorre calda tra palme e rocce ed è una sosta piacevole, prima di proseguire verso le montane.
🚙 Road of Al Baredeh – piste e zone rurali
Da Nakhal ci inoltriamo verso Wadi Bani Auf sulla Road of Al Baredeh, uno dei tratti più impegnativi e allo stesso tempo più affascinanti del viaggio. La strada attraversa la catena degli Al Hajar, in particolare il settore dei Western Hajar, collegando le zone montane del Wadi Bani Auf con l’area di Al Hamra e Nizwa.
Il percorso è in gran parte sterrato, sale tra le montagne e alterna tratti più ampi a passaggi molto stretti, dove si procede una sola auto alla volta. Il 4×4 è indispensabile, soprattutto in alcune salite ripide, dove anche con un fuoristrada si avanza con cautela. Non ci sono protezioni lungo i dirupi, o le pareti rocciose, la guida richiede attenzione.
In compenso, la strada è spettacolare e fuori dalle rotte turistiche più battute.
Dal punto di vista dei tempi, è bene considerare che questo tratto richiede più tempo di quanto sembri sulla mappa. In condizioni normali, senza soste lunghe ma guidando con prudenza, sono necessarie almeno 2–3 ore solo per questa strada. In caso di rischio pioggia, è sconsigliabile affrontare questo percorso.
Lungo la Road of Al Baredeh si incontrano piccoli villaggi rurali, come Al Tekhah e Al Baredeh, composti da poche case in pietra, campi coltivati e terrazzamenti. Sono insediamenti antichi, poco abituati alla presenza di visitatori.
Durante il tragitto incontriamo pochissime auto, meno di una decina, segno di quanto questa zona sia poco frequentata. In alcuni punti la connessione telefonica è assente e può capitare di avere qualche dubbio sul percorso corretto; agli incroci, comunque, abbiamo trovato cartelli con indicazioni e chilometri da percorrere. È consigliabile avere una mappa offline o una cartina fisica, per viaggiare con maggiore tranquillità.
Qui si incontra l’Oman più autentico: zone rurali, piccoli villaggi isolati, una vita lontana dal turismo. Non ci siamo fermati a visitare i villaggi, per rispetto delle persone che vi vivono, spesso poco abituate alla presenza di stranieri. In queste aree è importante mantenere un comportamento discreto, rispettoso delle tradizioni locali.
🐍 Little Snake Canyon e Snake Canyon
Proseguendo arriviamo nella zona del Little Snake Canyon e dello Snake Canyon. Ci fermiamo nei pressi dell’inizio del percorso escursionistico, da cui si osservano le gole profonde scavate nella roccia. Anche senza affrontare il canyoning, la vista è notevole e merita una sosta.
🏜️ Arrivo a Nizwa
Nel tardo pomeriggio arriviamo a Nizwa, dopo una giornata lunga e intensa. Il passaggio dalle montagne al centro storico segna un nuovo cambio di scenario e chiude perfettamente questa prima vera giornata on the road.
5 giorno – Jabal Shams il Grand Canyon d'Arabia
Il quinto giorno è dedicato all’Oman montano, con panorami ampi, cammini spettacolari e villaggi tradizionali. È una giornata intensa ma molto varia, che alterna punti panoramici, trekking e soste culturali.
Pernottamento: Nizwa
Cosa vedere lungo il percorso
🌄 Al Hamra Viewpoint
Da Nizwa facciamo una prima sosta all’Al Hamra Viewpoint, da cui si osserva il villaggio dall’alto e il paesaggio circostante. Le case tradizionali in terra si distinguono chiaramente tra palmeti e montagne.
È una sosta breve, ma molto panoramica, utile per avere una visione d’insieme della zona prima di salire verso le montagne.
🏔️ Jabal Shams e punti panoramici
Iniziamo a salire verso il Jabal Shams, la montagna più alta dell’Oman, e ci si rende conto del perché questa zona venga chiamata il Grand Canyon d’Arabia. Ai piedi del massiccio si apre infatti il Wadi Ghul, una gola profonda e spettacolare che taglia la roccia per centinaia di metri.
Dai vari viewpoint, come Shams Point e Jabal Shams View Point 3, lo sguardo spazia su pareti rocciose a strapiombo e su una frattura nella montagna che sembra non finire mai. La profondità del canyon, le stratificazioni della roccia e la sensazione di verticalità ricordano, come impatto visivo, il Grand Canyon americano.
Qui il paesaggio è fatto di altitudine, aria più fresca e silenzi, e basta affacciarsi per capire perché il Jabal Shams sia considerato uno dei luoghi naturali più impressionanti dell’Oman.
🚶 Balcony Walk – W6
Dal Jabal Shams partiamo per la Balcony Walk (W6), uno dei trekking più famosi dell’Oman. È un percorso relativamente semplice, che corre lungo il bordo del canyon, sempre panoramico.
Il sentiero è ben tracciato e regala viste continue sulla gola sottostante. Non serve essere escursionisti esperti, ma è importante avere scarpe adeguate e affrontare il percorso con calma, godendosi il panorama più che la camminata in sé.
🏺 Bait Al Safah
Dopo il trekking scendiamo verso Bait Al Safah, una casa‑museo che racconta la vita tradizionale omanita in modo coinvolgente. All’interno non ci sono solo oggetti esposti, ma vere e proprie rappresentazioni della quotidianità: lavori domestici, attività legate all’agricoltura e alla vita nei villaggi prima della modernizzazione.
Durante la visita è possibile anche indossare gli abiti tradizionali omaniti, maschili e femminili in stanze separate, un’esperienza interessante per capire meglio usi e costumi locali. Questo rende la visita più interattiva e meno “museale” nel senso classico.
Bait Al Safah aiuta a comprendere come si viveva nei villaggi, quando tutto ruotava intorno ai ritmi naturali, al lavoro manuale e alla condivisione degli spazi. Non è un museo grande, ma è interessante e ben conservato.
🏘️ Misfat Al Abriyeen (verso sera)
Nel tardo pomeriggio arriviamo a Misfat Al Abriyeen, uno dei villaggi più suggestivi della zona. Lo visitiamo verso sera, quando il flusso turistico ha lasciato il villaggio, la luce diventa più morbida e l’atmosfera si fa più intima.
Le case in fango e pietra, i palmeti, i vicoli stretti e il sistema di irrigazione tradizionale (falaj) creano un insieme molto armonioso. Il villaggio è silenzioso e invita a camminare piano, senza una direzione precisa.
Da Misfat partono anche trekking molto interessanti, che seguono antichi sentieri di collegamento tra i villaggi della zona. Il più noto è il W9, un percorso storico un tempo utilizzato da persone e animali da soma, che conduce verso villaggi e zone montane interne.
Alcuni tratti permettono di raggiungere aree rurali isolate e di proseguire verso altri insediamenti montani, creando itinerari anche molto lunghi. Esistono sia versioni brevi, ad anello attorno al villaggio, sia percorsi più impegnativi, che richiedono diverse ore di cammino e una buona preparazione.
Noi però non affrontiamo nessuno di questi trekking: con il sopraggiungere del buio preferiamo limitarci alla visita del villaggio.
Visitato a quest’ora Misfat è particolarmente suggestivo: la luce scende tra le case, le ombre si allungano e il villaggio sembra quasi fermarsi. È un luogo da girare a piedi, osservando i dettagli e il modo in cui l’architettura si integra perfettamente con il paesaggio montano circostante.
6 giorno – Jabal Al Akhdar la montagna verde
Il sesto giorno è dedicato a Nizwa e al suo mercato, per poi continuare tra storia, tradizioni e paesaggi, fino a raggiungere l’altopiano del Jabal Al Akhdar.
Pernottamento: Jabal Akhdar
Cosa vedere lungo il percorso
🐐 Mercato del bestiame di Nizwa
Arriviamo al mercato del bestiame di Nizwa intorno alle 6:30 del mattino. Durante la notte ha piovuto e il parcheggio è attraversato da un torrente, che scorre veloce e rende l’accesso difficoltoso.
A risolvere la situazione ci pensa un SUV, il cui conducente si offre spontaneamente di darci un passaggio. Saliamo sulla pedana laterale, due per lato, e ci aggrappiamo al portapacchi mentre il mezzo attraversa l’acqua. È una soluzione efficace, che ci permette di arrivare dall’altra parte senza bagnarci. È l’ennesima dimostrazione dell’attenzione che gli omaniti hanno verso il prossimo: la gentilezza e l’accoglienza di questo Paese riescono sempre a lasciarci positivamente stupiti.
Superata l’acqua, raggiungiamo la struttura circolare sopraelevata, il cuore del mercato, dove ogni venerdì mattina, da secoli, si svolge la compravendita del bestiame. Qui c’è fermento, le aste sono in corso, le voci si accavallano e l’atmosfera è intensa.
Capre, pecore e bovini vengono condotti in cerchio, ciascuno accompagnato dal proprio proprietario. Gli animali girano lentamente nello spazio centrale mentre, tutt’attorno, sulle gradinate e lungo il perimetro, si affollano venditori e acquirenti. Le offerte vengono urlate o appena accennate, rapide, in una contrattazione continua che si svolge quasi senza pause.
L’esperienza è autentica e forte. Non è un mercato turistico, ma un mercato vero, vissuto, che racconta una tradizione ancora viva, fatta di gesti antichi, rumore, movimento e di una quotidianità che qui comincia all’alba.
🏰 Forte di Nizwa
Dopo l’intensità del mercato del bestiame, ci spostiamo di pochi passi verso il Forte di Nizwa, che domina il centro della città con la sua mole imponente. Il contrasto è immediato: dal rumore delle contrattazioni all’architettura solida e silenziosa di una delle fortezze più importanti dell’Oman.
Il forte, costruito nel XVII secolo, è famoso per la sua grande torre circolare, pensata più per la difesa che per l’estetica. Salendo all’interno, attraverso scale strette e passaggi studiati per rallentare eventuali attaccanti, si ha una chiara percezione del ruolo strategico che Nizwa ha avuto nel passato.
Dalla sommità della torre la vista si apre sulla città, sul souq e sulle montagne circostanti. Dopo aver assistito al mercato del mattino, osservare tutto dall’alto aiuta a mettere le cose in prospettiva: Nizwa non è solo un luogo da visitare, ma un centro che da secoli unisce vita quotidiana, commercio e potere.
🛍️ Souq di Nizwa
Dopo il mercato e la visita al forte, facciamo anche un breve giro nel souq di Nizwa, che si trova proprio accanto. È un mercato vivo e autentico, dove si trovano prodotti legati alla quotidianità omanita, più che souvenir pensati solo per i turisti.
Tra le specialità locali spiccano datteri di diverse varietà, spezie, incenso, oggetti in argento e i tradizionali khanjar (pugnale ricurvo omanita). Nizwa è famosa anche per le ceramiche, una tradizione legata soprattutto alla vicina Bahla.
🏘️ Bahla e Forte di Bahla
In tarda mattinata ci spostiamo verso Bahla, città storica conosciuta per il suo forte e per la tradizione artigianale. Ci fermiamo al Forte di Bahla, uno dei più importanti dell’Oman, imponente e ben integrato nel paesaggio.
La visita permette di capire il ruolo strategico della zona e offre una bella vista sui dintorni. Anche dall’esterno il forte è molto scenografico.
🏰 Jabreen Castle
Proseguiamo verso il Jabreen Castle, uno dei castelli più eleganti e interessanti del Paese. A differenza di altri forti più difensivi, Jabreen colpisce per gli ambienti interni, i soffitti decorati, le sale e il senso di residenza più che di pura fortificazione.
Camminando tra le stanze si percepisce chiaramente come questo castello fosse un luogo di rappresentanza, oltre che di controllo del territorio.
La visita è piacevole, e permette di cogliere un lato diverso della storia omanita, più raffinato e meno militare.
🏛️ Oman Across Ages Museum
Nel pomeriggio visitiamo l’Oman Across Ages Museum, un museo moderno e ben progettato. Colpisce subito l’architettura, le linee contemporanee, ispirate alle montagne dell’Hajar, già dall’esterno è chiaro che non si tratta di un museo tradizionale.
Il percorso è pensato come un viaggio attraverso le età dell’Oman. Sala dopo sala, il museo racconta la storia del Paese dalle origini più antiche fino all’epoca contemporanea, utilizzando un linguaggio nuovo, immersivo e coinvolgente, molto diverso dai musei tradizionali. Non ci sono solo oggetti da osservare, ma un racconto che ci accompagna e guida nella comprensione.
Una parte centrale del museo è dedicata alla Rinascita dell’Oman, il periodo di profonda trasformazione iniziato negli anni Settanta. Il racconto mostra come il Paese abbia investito nello sviluppo delle infrastrutture, dell’istruzione, della sanità e dei servizi essenziali, con l’obiettivo di migliorare concretamente la qualità della vita e rafforzare la coesione sociale, anche nelle aree più remote.
È una visita che non aggiunge solo informazioni, ma aiuta davvero a capire. Uscendo dal museo, l’Oman non è più soltanto una successione di luoghi affascinanti, ma un Paese con una storia, una visione chiara e un percorso di trasformazione che porta l’Oman nel futuro.
🏔️ Salita a Jabal Al Akhdar e pernottamento
Nel tardo pomeriggio iniziamo la salita verso il Jabal Al Akhdar, la Montagna Verde. All’inizio della strada incontriamo il posto di blocco, dove viene verificato che il veicolo sia un 4×4: senza non è possibile proseguire. È un controllo obbligatorio, pensato per garantire la sicurezza su una strada di montagna che sale rapidamente di quota.
Dopo aver percorso nei giorni precedenti la Road of Al Baredah, affrontata senza posti di blocco e con tratti piuttosto impegnativi, ammettiamo di avere qualche preoccupazione su cosa ci aspetta. Ci immaginiamo una salita difficile e molto tecnica.
In realtà, una volta superato il controllo, la strada si rivela ben tenuta e scorrevole. Sale decisa, ma senza particolari difficoltà. Salendo compaiono terrazzamenti coltivati, piccoli villaggi e vedute sempre più ampie sulle montagne dell’Hajar.
Arriviamo sull’altopiano del Jabal Al Akhdar in serata. La luce è morbida, la temperatura fresca, un atmosfera insolitamente montana per un paese attraversato anche da deserti.
7 giorno – verso il deserto
Il settimo giorno lasciamo le montagne dell’Hajar per dirigerci verso il deserto. È una giornata di trasfermento dall’altopiano fresco e coltivato del Jabal Al Akhdar, con i suoi villaggi, terrazze agricole e antichi sistemi di irrigazione, scenderemo gradualmente verso paesaggi sempre più aridi, fino a raggiungere le Wahiba Sands, dove ci attende una notte nel deserto.
Pernottamento: Wahiba Sands
Cosa vedere lungo il percorso
Giorno 7 – Jabal Al Akhdar e Wadi Bani Habib
La giornata inizia sull’altopiano del Jabal Al Akhdar, la Montagna Verde. Questa zona è molto amata dagli omaniti, soprattutto nei mesi estivi, quando si sale quassù per trovare un po’ di refrigerio rispetto al caldo delle pianure e della costa. L’altitudine regala temperature più miti e un’atmosfera diversa dal resto del Paese.
Il paesaggio è sorprendente. Il Jabal Al Akhdar è famoso per le coltivazioni di rose, in particolare della rosa damascena, una varietà molto pregiata utilizzata nella produzione di profumi e di acqua di rose. Non è una rosa appariscente dal punto di vista estetico: i fiori sono semplici e delicati, ma il suo valore sta tutto nella profumazione intensa e complessa, che la rende ricercata e costosa, tanto da essere esportata proprio per l’industria della profumeria di lusso.
Accanto alle rose non mancano alberi da frutto e campi coltivati a terrazze, che seguono il profilo della montagna. A rendere possibile tutto questo è l’antico sistema dei canali di irrigazione (falaj), che da secoli distribuisce l’acqua in modo efficiente, permettendo la vita e l’agricoltura in un ambiente che, a prima vista, sembrerebbe ostile.
Ci fermiamo anche in una distilleria di acqua di rose, dove scopriamo come, durante la breve stagione della fioritura, i petali vengano raccolti a mano, all’alba, e lavorati secondo tradizioni antiche. È un processo lento e paziente, legato ai ritmi della natura, che racconta bene il rapporto profondo tra gli abitanti dell’altopiano e il loro territorio.
🏞️ Wadi Bani Habib
Raggiungiamo Wadi Bani Habib, uno dei luoghi più affascinanti della zona. Il villaggio, in parte abbandonato, si affaccia sul canyon ed è circondato da terrazze agricole e palmeti. Da qui partono diversi trekking, che seguono antichi sentieri di collegamento tra villaggi raggiungibili solo a piedi, percorsi utilizzati per generazioni dagli abitanti della montagna.
Mentre osserviamo i sentieri che si perdono tra le terrazze, incontriamo un vecchio abitante di uno dei villaggi interni. È in visita a dei parenti e, con grande naturalezza, si offre di accompagnarci lungo uno di questi percorsi. Sarebbe stata un’esperienza davvero speciale: camminare con chi questi sentieri li ha percorsi per una vita, seguendo un ritmo e uno sguardo diversi dai nostri.
Facciamo con lui un breve tratto, ma ci rendiamo presto conto che non riusciremmo a seguirlo a lungo. Il passo è deciso e il tempo necessario sarebbe troppo rispetto ai chilometri che ci attendono nel resto della giornata. Ci salutiamo con un sorriso e un pizzico di rammarico, consapevoli di aver comunque vissuto un incontro autentico.
🌄 View point e discesa
Prima di lasciare l’altopiano ci fermiamo in diversi view point, da cui lo sguardo spazia sulle gole profonde, sui villaggi arroccati e sulle terrazze coltivate.
💧 Falaj Al Khatmain e Birkat Al Mouz
Scendendo ci fermiamo a Birkat Al Mouz, per visitare il Falaj Al Khatmain, uno dei sistemi di irrigazione tradizionali più importanti dell’Oman e Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Questo antico canale, ancora oggi funzionante, attraversa palmeti e terrazze agricole, dando forma a un’oasi verde ai piedi delle montagne.
Camminare lungo il falaj significa osservare da vicino come, per secoli, l’acqua sia stata gestita con intelligenza, precisione e rispetto, sfruttando esclusivamente la forza di gravità. La distribuzione dell’acqua segue regole condivise dalla comunità, un equilibrio delicato che ha reso possibile la vita agricola in un territorio arido e complesso.
Il Falaj Al Khatmain non è solo un’opera ingegneristica, ma un vero paesaggio culturale, dove canali, palmeti, villaggi e montagne convivono in armonia. Una sosta breve, che aiuta a comprendere quanto l’acqua sia sempre stata una risorsa preziosa e centrale nella storia dell’Oman.
Da Birkat Al Mouz lasciamo definitivamente le montagne. Il verde dell’altopiano e l’ombra dei palmeti lasciano spazio ad un paesaggio sempre più arido, mentre ci dirigiamo verso il deserto. Facciamo solo una breve sosta a Ibra, quanto basta per attraversare la cittadina, prima di proseguire verso Bidiyah.
Qui ci attende il nostro autista, che ci accompagnerà al campo tendato nelle Wahiba Sands. Prima di entrare nel deserto vengono sgonfiate le gomme del 4×4, una preparazione necessaria per affrontare la sabbia e le dune. Riducendo la pressione, il veicolo riesce a muoversi più facilmente, “galleggiando” sulla sabbia ed evitando di rimanere insabbiato.
Da questo punto l’asfalto scompare, inizia una pista con accanto le dune, morbide e ondulate, il nostro autista si muove con sicurezza, quasi arrivati al campo salirà su una grande duna, per permetterci di vedere il sole tramontare.
Con le ultime luci del giorno scendiamo verso il campo tendato, dove ci aspettano la cena e una notte nel cuore delle Wahiba Sands. L’aria si fa più fresca, il cielo si colora lentamente e il deserto, appare vasto e silenzioso.
8 giorno – dal deserto al mare
Lasciamo il deserto al mattino dopo un ultima camminata sulle dune. Le dune restano alle spalle e, chilometro dopo chilometro, il paesaggio cambia ancora una volta. La sabbia lascia spazio a colline rocciose e vallate sempre più verdi, mentre ci dirigiamo verso Wadi Bani Khalid, una delle oasi più conosciute dell’Oman.
Pernottamento: Ras Al Jinz
Cosa vedere lungo il percorso
🌌 Wahiba Sands: aspettative ed esperienza
Il deserto dell’Oman, quello delle Wahiba Sands che abbiamo avuto modo di sperimentare, ci ha lasciato sentimenti contrastanti. I campi tendati sono molto curati e accoglienti, ma anche fortemente orientati al turismo, al punto da farci perdere in parte il senso dell’esperienza che ci aspettavamo.
Più che un’immersione nel deserto, la sensazione è stata quella di trovarsi in una struttura ricettiva di lusso trasportata tra le dune: ristoranti sotto grandi tende, poltroncine comode per rilassarsi dopo cena, aree lounge per bere qualcosa e, persino SPA e cinema all’aperto. Tutto molto confortevole, ma lontano dall’idea di deserto che avevamo in mente.
Ci è mancato quel senso di condivisione attorno ad un fuoco, il silenzio, il tempo lento per guardare le stelle e magari ascoltare racconti antichi. Anche il cielo, che immaginavamo limpido e spettacolare, è risultato meno intenso del previsto: l’inquinamento luminoso dei numerosi campi tendati attenua molto la visibilità delle stelle.
Forse le nostre aspettative erano alte, anche perché avevamo vissuto un’esperienza straordinaria nel deserto del Marocco, molto più essenziale e immersiva. Anche le attività proposte, come il giro in cammello, ci sono sembrate più simboliche che autentiche: una breve camminata di poche centinaia di metri, con un continuo avvicendamento di turisti.
A contribuire a questa sensazione è anche il via vai costante di fuoristrada e quad, che rende difficile percepire il deserto come uno spazio di silenzio e isolamento. Probabilmente esistono campi molto più interni e remoti, capaci di offrire un’esperienza più autentica, ma la maggior parte dei campi situati tra mezz’ora e un’ora dai centri abitati ci è sembrata piuttosto simile, pensata per un turismo confortevole e organizzato.
Resta un’esperienza interessante, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al deserto, ma per noi è mancata quella dimensione profonda e intima che rende il deserto davvero indimenticabile.
Wadi Bani Khalid colpisce subito per le sue piscine naturali color smeraldo, i palmeti e le pareti rocciose che racchiudono la gola.
Raggiungerlo, però, non è stato così immediato come pensavamo. Nonostante la mappa e il navigatore, abbiamo avuto qualche difficoltà a individuare la strada corretta, l’impostazione di Google Maps non è del tutto precisa. Una volta arrivati, il luogo risulta essere ben organizzato e attrezzato, con un sentiero curato che conduce, dopo una breve passeggiata, all’ingresso delle piscine.
Il wadi è facilmente esplorabile. Si può risalire a nuoto da una vasca all’altra oppure seguire un sentiero tra le rocce che porta fino all’ultima piscina. È un posto piacevole e scenografico, ma è importante sapere cosa aspettarsi, non è un wadi selvaggio. Al contrario, è uno dei più conosciuti dell’Oman e risulta molto frequentato e spesso affollato.
È presente anche un ristoro con servizio self service, che rende la visita comoda e accessibile. Il luogo è senza dubbio bello, soprattutto per una prima esperienza, ma l’Oman è ricchissimo di wadi. Con un po’ di tempo e la voglia di uscire dai percorsi più battuti, è possibile scoprire wadi più remoti e meno affollati, capaci di offrire un’esperienza più intima e decisamente più “wild”.
Ci fermiamo qui per una pausa: camminiamo lungo la gola, ci rinfreschiamo e ci godiamo un po’ di relax, prima di rimetterci in viaggio.
🌊 Verso la costa e Ras Al Jinz
Nel pomeriggio proseguiamo verso la costa orientale, in direzione di Ras Al Jinz. Il paesaggio si apre, l’aria cambia e si avverte sempre più chiaramente la vicinanza del mare. Dopo deserto e montagne, è il turno dell’oceano.
Il viaggio, però, richiede pazienza. Lungo la strada incontriamo numerosi dossi stradali, spesso piuttosto alti: all’ingresso di ogni centro abitato iniziano e proseguono fino all’ultima casa del villaggio. Avvicinandoci alla costa, i centri abitati e i piccoli villaggi si susseguono senza soluzione di continuità, costringendoci a procedere lentamente. A rendere il tragitto ancora più tipico, lungo la strada incontriamo famiglie di dromedari, apparentemente allo stato libero, che si muovono con naturalezza ai margini dell’asfalto.
Arriviamo infine alla Ras Al Jinz Turtle Reserve, uno dei luoghi più importanti dell’Oman per la nidificazione delle tartarughe marine. Abbiamo scelto di dormire all’interno della riserva, consapevoli che questo ci avrebbe permesso di vivere l’esperienza in modo più completo, con l’accesso anche all’alba, quando la spiaggia è meno affollata.
🐢 Ras Al Jinz l’escursione serale: attesa e resilienza
Con il calare del buio partecipiamo all’escursione serale, accompagnati dalle guide naturaliste del centro. La riserva è un’area protetta e non è possibile accedere autonomamente alla spiaggia: i visitatori vengono divisi in piccoli gruppi di circa 15 persone e accompagnati solo quando le condizioni lo permettono.
È importante sapere che l’arrivo delle tartarughe non è garantito. Ras Al Jinz è uno dei pochissimi luoghi al mondo dove, durante tutto l’anno, almeno qualche esemplare raggiunge la riva per deporre le uova, ma esistono periodi con un’alta concentrazione e altri molto più imprevedibili. I mesi tra maggio e settembre offrono le maggiori probabilità di avvistamento, mentre in altri periodi la presenza delle tartarughe è più incostante e richiede pazienza e un pizzico di fortuna.
La nostra serata non inizia sotto i migliori auspici: vento forte e mare mosso. Attendiamo oltre due ore, mentre alcuni partecipanti, scoraggiati, decidono di andare via. Anche noi pensiamo di dover andare a dormire senza aver vissuto alcuna esperienza. Ma, dormendo all’interno della riserva, decidiamo di resistere ancora. E la nostra resilienza viene premiata.
Veniamo chiamati e trasferiti con dei pulmini fino alla spiaggia dei pescatori. Da lì si prosegue a piedi, quasi in fila indiana. L’unica luce è quella della luna e della torcia a infrarossi della guida. Ogni gruppo, se fortunato, potrà osservare una o due tartarughe al massimo.
Occorre prestare molta attenzione ai grandi buchi scavati dalle tartarughe: nel buio è facile non vederli. Durante la fase di nidificazione, infatti, le tartarughe scavano spesso più buche di prova, che vengono abbandonate se le condizioni non sono adatte. Solo una viene scelta per la deposizione vera e propria, mentre le altre restano vuote sulla spiaggia.
Quando finalmente ci avviciniamo, l’emozione è fortissima. Chiediamo alle guide se la nostra presenza possa disturbare gli animali. Ci spiegano che l’unico elemento davvero critico è la luce, motivo per cui vengono utilizzate solo luci a infrarossi e l’accesso ravvicinato è consentito a poche persone alla volta.
La tartaruga verde, la specie più comune a Ras Al Jinz, depone in media oltre un centinaio di uova per nido in una sola notte, prima di ricoprire il nido e tornare lentamente verso il mare. Una percentuale bassissima sopravviverà e tornerà a sua volta su questa spiaggia. Infatti sulla spiaggia sono presenti anche i predatori naturali, come uccelli e volpi, in attesa di uova o piccoli appena nati. In quella notte assistiamo anche a uno spettacolo inatteso: il plancton iridescente, che illumina l’acqua a ogni movimento, rendendo la scena quasi surreale.




9 giorno – Ritorno a Muscat
Lasciamo Ras Al Jinz e iniziamo il rientro verso Muscat, seguendo la costa orientale.
Pernottamento: Muscat
Cosa vedere lungo il percorso
🌅 L’alba: il momento più intenso
Tra le 4:30 e le 5:00 del mattino parte una nuova navetta. Questa volta siamo solo in sette. L’esperienza all’alba è completamente diversa e, se possibile, ancora più intensa.
Il vento soffia ancora deciso, il silenzio è rotto solo dal verso degli uccelli. Sulla sabbia riconosciamo le impronte delle volpi, arrivate durante la notte per banchettare. Alcune uova si sono schiuse e vediamo un paio di piccole tartarughe muoversi faticosamente verso il mare. Poco più in là, tre esemplari ritardatari stanno ancora chiudendo il nido prima di dirigersi verso l’oceano.
Il cielo si schiarisce lentamente. Sta facendo giorno. Ho la sensazione di trovarmi dentro un documentario, ed è difficile spiegare quanto sia incredibile e, allo stesso tempo, un grande privilegio aver potuto vivere questo momento. Le tartarughe compiono viaggi di migliaia di chilometri per tornare esattamente sulla spiaggia dove sono nate, e lo faranno più volte nel corso della loro vita per deporre le uova.
Camminare sulla sabbia, in silenzio, in un luogo così delicato e speciale, è un’esperienza diversa da tutte quelle vissute nella mia vita.
🌍 Conservare significa conoscere
All’interno della riserva è presente anche un piccolo museo, che racconta la storia di questo luogo e delle tartarughe. Qui il turismo non è un danno, ma uno strumento di tutela: senza un accesso regolamentato, queste spiagge sarebbero facilmente preda di comportamenti inconsapevoli e dannosi.
Conservare significa anche conoscere e divulgare con responsabilità. L’unica nota critica riguarda forse la dimensione dei gruppi, che, nonostante i tentativi di scaglionamento, in alcune serate possono risultare numerosi, soprattutto quando l’attesa si prolunga.
Dormire all’interno della riserva consente anche l’accesso diurno in orari prestabiliti, quando gli animali non sono presenti. Di giorno la spiaggia è bellissima e quasi deserta: poche persone, qualche pescatore, le barche tirate a riva e dei bambini che giocano sul bagnasciuga. Qui il mare non è solo paesaggio, ma fonte di vita e di lavoro per le comunità locali.
⚓ Sur
Partiamo in direzione Muscat, la prima sosta è a Sur, storica città di mare da sempre legata alla tradizione nautica omanita.
Qui visitiamo il cantiere dei dhow, dove ancora oggi vengono costruite le tradizionali imbarcazioni in legno seguendo tecniche tramandate di generazione in generazione. I dhow sono stati per secoli il cuore della vita marittima dell’Oman: navi robuste ed eleganti, utilizzate per la pesca, il commercio e i lunghi viaggi lungo le rotte dell’Oceano Indiano, fino all’Africa orientale, all’India e oltre.
Proseguiamo con una visita al museo nautico, che racconta la storia marittima di Sur e il ruolo centrale che la navigazione ha avuto nello sviluppo della città. Modelli di imbarcazioni, strumenti di bordo e pannelli esplicativi aiutano a comprendere quanto il mare abbia influenzato la cultura e l’economia locale.
Ci spostiamo poi in una posizione sopraelevata, da cui si apre una bella vista sulla città e sul mare. Da quassù Sur mostra chiaramente il suo legame con l’oceano: il porto, le case affacciate sull’acqua e la corniche che accompagna lo sguardo fino al faro di Al Ayjah, che raggiungiamo con una passeggiata.
💦 Wadi Shab
Proseguiamo verso Wadi Shab, una delle tappe più famose lungo questa strada. Arriviamo al pomeriggio, e troviamo un afflusso turistico molto elevato. Per accedere al wadi è necessario prendere una barca per attraversare la sponda del fiume e poi proseguire a piedi.
Qui l’atmosfera non ci convince: i barcaioli fanno a gara per accaparrarsi i turisti, l’ambiente è caotico e poco rilassato. Non si tratta di omaniti, ma di lavoratori provenienti da altri Paesi, e l’interazione risulta piuttosto insistente. Decidiamo di rinunciare alla visita e proseguire.
🕳️ Bimmah Sinkhole
Ci fermiamo invece al Bimmah Sinkhole, il grande cratere naturale colmo d’acqua. Il luogo è scenografico e ben curato, anche se la luce del pomeriggio inoltrato non rende giustizia al colore dell’acqua, che appare più scura di quanto ci aspettassimo.
Alcuni visitatori stanno facendo il bagno nel “cratere”, mentre noi ci limitiamo a una breve sosta. È un posto interessante, ma anche qui l’impressione è che l’orario e la luce facciano davvero la differenza.
🧂 Quriyat Salt Pans
La sorpresa della giornata arriva poco dopo, alle Quriyat Salt Pans. Qui non c’è turismo, siamo completamente soli. Le saline si estendono silenziose e geometriche, e la luce del crepuscolo intensifica i colori.
È un momento magico, che apprezziamo moltissimo. Nessun rumore, nessuna folla, solo la luce che cambia e il tempo che rallenta, spesso le esperienze più intense arrivano fuori dai luoghi più famosi.
Raggiungiamo Muscat con il buio, e la consapevolezza che non tutto deve essere visto a ogni costo.
10-11 giorno – Muscat
Dopo il viaggio on the road, torniamo a Muscat, sono giorni dedicati al relax, tra passeggiate sulla spiaggia e le ultime visite.
Pernottamento: Muscat
Cosa vedere
🌸 Amouage Manufacture & Visitor’s Centre
Scegliamo di visitare l’Amouage Manufacture and Visitor’s Centre. Amouage è uno dei marchi di profumeria di lusso più rappresentativi dell’Oman e la visita permette di comprendere il processo creativo e produttivo che sta dietro alle fragranze.
Ancora una volta ritroviamo un tema centrale del viaggio: tradizione reinterpretata con eleganza e modernità. I profumi, in Oman, non sono un semplice accessorio: gli omaniti ne fanno un uso quotidiano, come parte della propria identità culturale.
🌅 Al Mouj Muscat
Nel tardo pomeriggio ci spostiamo ad Al Mouj Muscat, una delle zone più moderne e curate della città. Il quartiere si sviluppa attorno alla marina, con passeggiate affacciate sul mare, barche ormeggiate, caffè e ristoranti.
L’atmosfera è elegante ma rilassata, frequentata da famiglie, coppie e residenti.
🌙 La sera: moschee e parchi
La sera visitiamo la Mohammed Al Ameen Mosque, meno conosciuta rispetto alla Sultan Qaboos Grand Mosque, ma molto suggestiva dopo il tramonto. L’illuminazione ne esalta le linee architettoniche e l’atmosfera è raccolta, perfetta per una visita serale.
Proseguiamo poi al Qurum Park, dove è in corso il Flowers Festival. Installazioni floreali, aiuole colorate e giochi di luce trasformano il parco. I vialetti illuminati guidano la passeggiata, mentre attorno a noi famiglie omanite, bambini che giocano e gruppi seduti a chiacchierare creano una sensazione di quotidianità serena, senza confusione.
🛍️ Mall of Oman e Muscat Grand Mall
Il giorno seguente, dopo un’altra passeggiata in spiaggia, ci concediamo qualche ora tra la Mall of Oman e il Muscat Grand Mall. Non tanto per lo shopping, quanto per osservare un altro aspetto della vita quotidiana.
Le mall sono molto frequentate, soprattutto nei periodi estivi, quando il caldo intenso rende difficile stare all’aperto. Qui si incontrano famiglie e giovani, in spazi climatizzati che diventano luoghi di socialità e incontro.
✨ Considerazioni finali – di un viaggio straordinario
Viaggiare in Oman ci ha lasciato una sensazione rara, quella di un Paese che ha saputo evolversi senza rinnegare se stesso. Nei nostri viaggi non abbiamo mai incontrato un luogo capace, come l’Oman, di modernizzarsi mantenendo un legame così forte con la propria tradizione e, allo stesso tempo, mostrando un profondo rispetto per le altre culture.
Abbiamo incontrato un popolo colto, raffinato e consapevole della propria storia, profondamente legato alle proprie radici ma orientato al futuro. Un Paese che accoglie senza cambiare, che condivide senza perdere la propria unicità.
Questo equilibrio lo abbiamo ritrovato ovunque: nella cucina, semplice ma conviviale; nell’ospitalità, discreta ma autentica; nella vita quotidiana, ordinata e rispettosa.
Questo rispetto, però, non è a senso unico. Gli omaniti chiedono, giustamente, rispetto a chi visita il loro Paese o sceglie di viverci.
Rispetto significa adottare un abbigliamento adeguato, soprattutto nei luoghi pubblici e rurali, mantenere un comportamento corretto, senza eccessi o atteggiamenti invadenti, e avere attenzione culturale, evitando di disturbare la vita quotidiana dei villaggi o delle zone meno turistiche.
In Oman non si viene giudicati perché culturalmente diversi. Si viene rispettati. Allo stesso tempo, la cultura omanita viene difesa con fermezza e dignità, trovando ogni giorno un modo concreto per far coesistere le differenze. Questo equilibrio è uno dei grandi insegnamenti che ci siamo portati a casa.
Abbiamo visitato l’Oman in un momento di apertura crescente al turismo, con investimenti importanti nella promozione del Paese. Ci auguriamo che, con l’arrivo del turismo di massa, l’Oman riesca a proteggere quell’autenticità che ci ha fatto amare questo luogo, continuando a crescere senza perdere la propria anima.
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